1
ELISA E CLAUDIO
O SIA
L'AMORE PROTETTO DALL'AMICIZIA
MELODRAMMA SEMISERIO
DA RAPPRESENTARSI
NELL'I. R. TEATRO ALLA SGALA
V QL\xX\i\\\xo òefL' attuo i8&*»
MILANO'
1IAL2;À STAMPERIA DI GIACÓMO PIRCli^
èiriBoontro al detto I. R. Teatro,
nosic imm
vm-dìmi Hia
ARGOMENTO;
Jlj eA in Firenze unn gentil eontadina orfana^
chiamata Elisa, amica ed ospite altra gimane
contadina per nome Carlotta. Claudio , figlio del
Conte Arnoldo, imaghitosi della prima ^ avea con
essa contratti segreti tegami di matrimonio ^ co
validati dalla nascita di due fanciulli.
U orgoglioso^ e severo Conte non sospettò y ch'i
il cuore del figlio preoccupato fosse da passiom^
amorosa , se non quando gli propo^'e un vanta '^i^-
giosOf è nobile maritaggio , elle venne dal mede-
simo apertamente rkusuto. Fu allora ^ che dopo
inutili esortazioni e minacele lo rinchiuse in una
domestica prigione^ daiìdo altrui ad intendere di
a'^erlo mandato a viaggiare. T^i stette Claudio
per un anno circa sino ed giunger colà dtl Mar-
chese Tricotazio dì Bologna con Silvia sua figlia y
destinatagli dal padre in isposa.
È da notarsi, che un certo Celso bresciano y
di civil condizione , già condiscepolo ed amico di
Claudio nelV Università di Pisa, siccome inna-
morato di Silvia non altrimenti , cK essa di iui ^
avea preso servizio in qualità di cameriere pressa
il Marchese, onde meglio , e più da vicino si
coltivasse la geniale loro corri^ondenza. Fu egli
perciò dolente compagno di quel viaggio; e in
si/fata circostanza , ad entrambi funesta , rico-
nobbe, e fu riconosciuto daW infelice amico.
La presente azione melodrammatica , appog^
giata in gran parte alle prepotenze del Conte ,
eseguite col mezzo d'un suo malvagio servo, no-
mato Luca t avrà incominciamQnto daW improv^
viso arriv9 dd Marchese,
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in 2015
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PERSO NAGGL
ELISA, gentil contadina, orfana, ed OGCultif
sposa di
Signora Teresa Belloc.
Sig-. Domenico Donzelli.
COWTE ARNOLDO, uomo superbo e prepotente.
Sig. Luigi Lahlache,
CARLOTTA, confidente ed ospite amorevole
di Elisa.
Signora Margherita Schira,
IL MARCHESE TRICOTAZIO di Bologna,
alquanto collerico, ma d'ottimo cuore, e di
buona fede , padre di
Sig, Nicola De Grecis.
SILVIA, promessa sposai a Claudio, e segreta
corrisposta amante di
Signora Carolina Sis^elli.
CELSO , che per essere vicino a lei ha preso ser-
vigio in casa del Marchese.
Sig, Pietro Gentili,
LUCA, servo del Conte, istigatore, e LiinisLr^r
delle di lui prepotenze.
Sig. Carlo Poggiali.
l Sgherri.
X' azione si finge in Firenze,
La musica è espressamente composta
dal Maestro sig. Saverio Mercadante Napolitano,
Le Scene sono tutte nuos^e p disegnate e dipinte
dal sig. Alessandro Sanquirico.
CLAUDIO, figlio timido del
Domestici del Conte.
6
Siipplwnnlì alle prime pxirti ccmtmìU
Sisaoìa A.deiaide Cassag'O.
Òìg. Gior^uni f -^ulo IjerelLa. - Sig. Pietro VasGÌi
Maestro al Cemhalò
Sig. Vincenzo Lavigna.
Primo ì^ioUno y Capo d'Orchestra
Sig. Alessandro Rolla.
^hro primo Violino in sostituzione al Sig. Rolla
Sig. Giovanni Cavinali,
Primo T^ioìino de* Secondi
Sig. Pietro Bertuzzi.
Primo T'^iolino per i Balli
Sig. Ferdinando Pontelibero.
Primo p'^ioloncello al Cembalo
Sig. Giuseppe Storioni.
^Itro primo F^iolùnceìlo
Sig. Vincenzo Merighi.
Primi Clarinetti a perfetta vicenda
Sig. Pietro Tassistro. — Sig. Felice CorradL
Primo Flauto
Sig. Giuseppe Rabboni.
Primi Oboe a perfetta vicenda
Sig. Carlo Yvon. — Giuseppe Becalli.
Primo Corno di Caccia
Sig. AgOiFtino Beloli,
Primo Fagotto
Sig. Cauclenzio Lavaria,
Primo Contrabbasso
Sig. Giuseppe Andreoli.
Professore cV^rpa
$ìi^, Giovanni Buttista Rosasi.
Direttore del Coro
Sig. Carlo Salvioni,
Editore ^ e proprietario della Musim
Sig. Giovanni Ricordi.
Macchinisti
Signori
Francesco e Gervaso, fratelli PayesL
Capi Illuminatori
Ig. Tommaso Alba. — Sig. Antonio Moruzzt.
• • — i' -m
Capi Sarti
Da uomo Da donna
g. Antonio Rossetti, Sig. Antonio M^^joli.
Attrezzista
Sig. Ermenegildo Bolla.
Berrettonaro
Sig. Giosuè Parravicino;
Parrucchiere
Sig. Innocente Bonacina,
B PERSONAGGI BALLERINI.
Inventori e Compositori de' Balli
Sig. YiGANò Salvatore. — Sig. Bertini Filippo.
Primi Ballerini s^rj
Signori
Lachouqae Carlo.
LeoiJ Virginia. - Pallerini Antonia, - Donzelli Dupin Antonia^
Primi IlaUerini per le parti serie
Sig. Molinari Kicoìa. - Signora Bocci Maria. - Sig. Bocci Giuseppe.
Sig. Nichli Cario. - Sig. Trigambi Pietro. - Sig. Ciotti Filippo.
Primi Ballerini per le parti giocose
Sig. Francolini Giovanni. - Signora \ iganò Celeste.
Primi Ballerini di mezzo carattere
Sig. Traballoni Angelo. - Sig. Samengo Paolo^ - Sig. Fietta Pietro*
Sig. Massini Federico. - Sig. Bedotti Antonio. - Sig^. Chiocchi Odoardo.
Sig. Balanzoni Giovanni. - Sig. GriffantiGiiiseppe. - Sig. BoresiFioravanle.
Altri Ballerini per le parti
Signori
Bianciardi Cailo-Pallerini Girolanio-Trabattoni Giacomo-SileyAntonio.
Accademia di Ballo degl' II. RR. Teatri.
Maestri di perfezione
Sig. Leon Arnoldo. - Signora Leon Virginia.
Maestro de' fanciulli j Maestro di mimica
Sig. ViLLENEfjvE Carlo. ' | Signora Monticìni Tere.sa.
Allieti del P Accademia suddetta.
no re
Trezz.i Gaetana, Olivieri Teresa, Alisio Carolina, Zampuzzi Maria,
Guaglia Gaetana, ViscardìGiov-^nna, Valenza Carolina, Bianchi Angtla,
-Ces-^rani Adelaide , Piebaudengo Clara, Ce,saraui Rachele , Ravina E^lcr,
Novellau Luigia, Elli Carolina, Carboni Tere^n , Cas.iti Carolina,
Turpini Giuseppa, Migliavacca Vincenza.
Sig Caiiali Giovanni,
Corpo di Ballo
Signore Rararini Teresa.
Albuzio Bavl-.ara.
Tr aba f t o n i Fr n r e s c a ,
Bianciiiidi IVI ..ddalena.
Fasi Antonia.
PeieUi Maria.
Barlìini C lì^aii Antonia»
Rossetti Agostina.
Feltrini Msst>imi liana.
Ber loglio Uosa. '
Massini Caieriiia»
Man gin i Anna,
C o s t a m 3 g li - K u fr 0 s i a *
Bedotti Te: » sa.
Pilli Gaetana,
Ponzoni Malia,
Signori Nelva Giuseppe.
Belìoni Michele.
Goldoni Giovanni.
Arosio Gaspare.
Pai ra vici ni Cario.
Presliuavi Steliino.
Zanoli Gaetano,
Rimoldi Giuseppe.
Citerio Francesco.
Corticeììi Liijgt.
Tad\j^ìicri Franc(jsco.
(Vinti Femio.
Ciprigni Giuseppe.
" Hos.setti M.:rco.
Maessani Frjincesco.
Ga volti Giacomo.
Cozzi Giovanni.
Suppìimenti ai primi Ballerini per le porti
Al.'if sini Fcdei ico. - Sig. Baranzoni Giovanni. - Sig. Redolii Anlóiiio
Signora Zampuzzi Maria. — Signora Olivieri Tercea.
ATTO PRIMO.
SCENA PRIMA.
Galleria in casa del Conte .
con due porte laterali praticabili.
Coro di Camerieri ^ Domestici e Lacchè ^ come
anche di donne impiegci^e iìi diversi servìgi
nella casa del Conte: poi Luca agitato per
V improvviso arrivo del Blarchese.
Coro C^he scompiglio! che fracasso 1
Per r arrivo d' im Marchese !
{dandosi molto movimento)
Che ritorni al suo paese
Se gì' incresce d* aspettar.
Lue. Conte... Conte... X)v è il padrone?
(con multa smanici)
Coro Non si trova , non si sa.
Lue. Yoi qui it?ie confusione (rimproverane
doli sempre colV istessa smania
ed impazienza)
Senza movervi d'un passo...
Il Marchese è giù d cibbasso...
Coro Che ci stia . . , {con dispetto)
Lue. (più alterato e confuso) Via su, correte,
Via cercate , non sapete ....
Coro Senza far tante parole, (conerifad^
Se lo cerchj chi lo vuole :
Io per ma non posso più.
ATTO
Lue. Che parlar f cha tracotanza ? (somma-
Che si visiti ogni stanza mente irritato)
Presto a voi ... chi su, chi giù,
lo frattanto andrò di \k/parte in fret.)
Còro Più bel pazzo non si dà. (partono
in confusione per diverse bandej
SCENA li.
Il Conte in furia ^ indi Luca e Coro di ritorno;
finalmente il Marchese con Silvia sua figlia,
.e Celso suo cameriere.
Con. C^ual mai strepito infernale
Per le stanze , p^r le scale !.. «
Io non so che voglia dire
Questo scendere e salire.,..
Quest'incerto brontolio,
Che serpeggia, che risuona,
Che r orec^chie mi rintrona ,
Che mai tregua non mi dà.
Coro Illustrissimo ! . . . {ansanti da varie parti)
Luc\ Eccelle nzai...
Con, Piano .... {sbigottito)
Lue. Sappia... in confidenza...
Coro La carrozza ....
Con. (come sopra) Ma eh' è stato . . .
£i/c. 11 Marchese... {senza poter continuare)
Con. Ha ribaltato ?
Lue. Peggio , peggio ! {anelante còme sopra)
Con. {con somma imp&z.) Si è accoppato ?
Lue. 11 Marchese... eccolo qua. {reggen-
dolo a comparire)
Con. Il tuo diavolo ! {in atto dì partire)
Mar. Alto >à. ^
Signor C^'nte, i pari miei
PRIMO. II
Anticamera non fanno: (con somma
Ixìi appce io vs ned^i gravita)
Di sì strana incuMÌtà.
M«il per te, mia cara fiJla,
Se il Contino a \m somi:JÌj;!
A proposito, ii Coiiiino {nvi.lgendosì
di nuovo al Conte)
Che non viene? cosa fa?
Con. (Che ho da dirgli?) E'andiito a Caccia.
{confuso)
Mar. Bagatella ! oh questa è Leila !
Mentre ha in casa una beccaccia
Docilina come questa, (accenn. Sih.)
Corre armato alla foresta
Le selvatiche a cercar ?
Qui mi par che si canzoni, (rinforzando
la voce)
Con, La s'inganna: mi perdoni: (alterato
A. tenor di quanto scrisse, anch'esso)
Chi credea, ch'oggi venisse?
Zac. Ecco il foglio. {si les;a di tasca una
lettera , la spiega , e gliela mostra)
Mpr. (calmandosi) E* ver; d'un giorno
Ho il viaggio anticipato :
Di gridar non ho ragione: (al Conte)
]Non si pensi a quel eh' è stato:
Tu che fai là in quel cantone , (a
Sembri un uom di carta pesta. Xeiso)
Figlia mia , perchè sì mesta ?
Sih. Stanca io son.
Cels, (a Sii.) (Ben mio, coraggio!)
sa,^. (Ahi)/
Con. U effetto del viaggio : (accos-
tandosi alla medesima)
Ha bisogno di riposo , (al Mar, ac^
Poi brillante ancor sarà, cerni, Silv.)
12 ATTO
Coro Alla vista dello sposo
La stanchezza passerà.
Tutti
Con, Mar, {Che bel nodo! che pariglia!
Grideranno i commensali:
Nei più celebri giornali
L' imenèo farò stampar.)
Sih.Cels. (ISoi col pianto sulle ciglia,
Deplorando i nostri mali ^ (fra loro)
Per si barbari sponsali
Siam costretti a sospirar.)
Zuc.Coro( Che si faccia gozzoviglia,
Che si goda, che si sciali,
E un profluvio di regali
^ Poi ci venga ad inondar.) (il Coro si
disperde)
SCENA IH. '
Il Conte y il Marchese y
Silvia e Celso alquanto indietro in aria trista ^
Luca vicino al Conte,
(^071. Siete alfm persuaso ?^
Mar, E in me lo sdegno
Fuoco d' srida scorza :
Tosto si accende, e subito si smorza, (si ab-
CoJi.A proposito... i nostri hracciano)
Dell'antica amistà moti primieri
Obblìar mi faceano i complimenti
Dovuti alla sposina, {incammin. verso Silv,)
Silv (confusa^ Eh ì . . . 'noii occorre.
CortÉ*mio dover. Farmi assai trista. al flTar,)
Mar. Effetto
Delia stanchezza , o della moda, A nozze
Sempre cogli occbi bassi, e il collo torto...
/
PRIMO,
C'ori. Van le plebèe , che sono {interrompendolo)
Zotiche per natura :
Quanto alle nostre hanno miglior coltura.
Mar Senti ? (o òil li tu cun quel viso lungo lungo (a
Che fai colà chr non la tieni allegra? Ceh.)
Ceìs Mi proverò. ( Sapessi come ì )
Mar {al on.) E' quegli
Un mio servo ledei , diverso assai •
Dall' altra servitù. Sta seinpre in casa
Per farle conipagnia.
Con. Oh i andate a ri= sar Claudio frattanto
Di caccia tornei à.
Mar. (a òiìv ) Lo sposo . . . udisti ?
Si diletta dì caccia.
Con, Egregiamente !
Ehi ! . . . guid-ate gì' illustri (a due domestici
che stanno aspettando gli ordini)
Ospiti al preparato appartamento,
il/or. Stanca è la fi^-Jia , e sento
Che di riposo ho gran bisogno anch'io.
A rivederci.
Con. Addio y Marchese.
Mar. (prendendosi per la mano) Addio.
(il Mar.y SiU, e Cels. partono accompa-
gnati da due domestici)
ConA fa d'uopo, ch'io tragga
Il figlio di prigion. Tu mi accennasti,
Son pochi giorni , alcuni tuoi sospetti
D' un' amorcS'j tresca
Tra Claudio e una plebea.
SCENA IV.
Il Conte e Luca,
Lue.
Non son lontano
i4 ATTO
Dall' appurarne il ver
Con. ^ Va dunque : indaga ,
Parla , prometti , e pa,^a ,
Accorto esplorator. Ecco una borsa, ^g-li dà
Xuc.Meglio I una borsa di danaro)
Con. Qualunque spesa
Giovi al disegno mio , sarà ben fatta :
Di cosa importantissima si tratta. (i>uc, paride)
SCENA V.
Il Conte indi Claudio.
Con.Claudio . . . Claudio . . . ritorna (chiamane
dolo dopo a^^er aperto un uscio)
Fra le braccia paterne... un anno, io credo,
Di prigionia fatto lo avrà più saggio.
Che se avesse il coraggio
13i resistermi ancor, fra le catene
Senza pietà farò languirlo... ei viene. (Jopo
" aver osservato)
eia. E fia ver? cessò lo sdegno,
- Che mi avea da te diviso :
Nel tuo volto alfine un segno
Di pietade io veggio ancor.
Con. Son lo stesso; e a te conviene
Eseguir quel , eh' ho deciso :
Spezzerai le tue catene ,
Se ti pieghi al genitor.
eia. Che imponi ? ,
Con. E la tua spo3a
Arrivata, e là riposa.
eia. Chi?
Con. La ignori ? è Silvia.
eia. ^ Oh stelle I
Con, Se li mostri a me ribelle,
PRIMO. i5
Se la destra non le dai ,
Tu la vittima sarai
Del paterno mio rigor.
Al mio pianto ornai ti arrendi,
Quel furor, deh! calma, e cedi,
E l'arbitrio a me concedi
Degli affetti del mio cor.
Vieni ....
Ah I no ... .
Resisti ?
Oh Dioi
Scellerato ! (sempre più crescendo
nel Conte 1' impeto dello sdegno)
Ah ! padre mio ...
No, più padre a te non sono :
Ti detesto... ti abbandono...
Maledirti io pur . . .
Deh ! taci.
Qual eccesso! quale orror!
Non ha freno il mio furor.
( Miseri figli ... io moro . . .
Elisa ! . . . invan ti adoro ....
Ah ! non si dà del mie
Più barbaro dolor. )
(In questo sen respira
L' amor paterno , e T ira :
No , non si dà del mio
Più barbaro dolor. )
Rlectó alla tua prigion. Più non udrai
(coi-i molta forza)
La voc^ mia; del genitor T aspetto
Più non vedrai
eia. {quasi piangendo) Crudel sentenza !
Con. {come sopra) . ' E' lieyè
Al fallo tuo,
eia, ( Potessi Elìsa almeno
ATTO
Del nuo stato avvertir... dirle...)
Con, Che pensi ?
Che borbotti fra te ?
eia. Penso... (Ah! si fmga
Per darle almen 1' ultimo addio. )
Co7i ^ ^ ^'c - glie s ti?
O nozze , o prigionia.
eia. icoìi qualche ^sàcnza) Si , scelsi, e cedo
Al paterno comando,
fon. Vieni al mio sen. Vedrai che sposa! (ahbrac)
eia li quando ?
Con. Fra pochi istanti
da. ( Oh Dio i )
Con, Ya , ti ritesli ,
Abbigliati a^la meglio; e di' che appena
Ritornasti da caccia.
eia, ( Oh quaì cimento ! )
<7o7i. Parti. {affrettandolo^
eia Ubbidisco. (parte)
\^ua\ mai scoperta! altro che amor* 5Ì tratta
Di serie conseguenze. Elisa è m ie]-
Già di due bambolini : abita in cas i
D'una certa Carlotta; entrambe sono
Povere contadine. Il caso esìge
Pir.nto riparo; e fuor che usar la forza,
lo non veggio altra strada:
Di tutto il Conte ad avvertir si vada.
(corre in fretta neWoppartamento del Conte)
Con, (partendo)
Eccomi alfin contento.
SGENA VI.
Luca di ritorno affannato.
PRIMO. 17
SCENA YII.
Silvia y indi Celso ^ poi Claudio.
Silv.^^ome accostarmi alFara? e a chi non amo
Fede giurar, mentre quest'alma è accesa
Ad altra face? Oh Dio! (da sè)
Cels. Silvia, non dormi?
Sih. E tu che fai ?
Cels, Deh ! non ti prender cura ,
Che di te stessa.
Sìlv. E lo potrei ?
eia, (osservandola) ( La sposa
Esser quella dovria. )
Sih. [^esaminando C/a.) (Che il destinato
Sposo fosse colui ? )
eia. (Mesta mi sembra...)
*SaV.( Lieto non è.. )
eia. ( Coraggio ! )
Sih. , (Ardiri)
eia. ^ La figlia
Fors' è lei del Marchese ?
Slh. Ah! si
eia. ( Sospira ! )
Sih.EWa. è forse il Contino?
eia. ^ Ah ! sì , son quello.
*S'i7v.( Sospira. )
Cels. (E' desso... io non m'inganno.) Ahi Claudio.
{esaminandolo con attenzione)
C/a, Sei tu? Celso, tu qui? Da che lasciammo
(abbracciandosi e riconoscendosi)
Di Pisa i stiidj, ove fra noi si strinse
Si^ tenace amistà , mai più non ebbi
Di te notizia, ed or....
(^^<^l^^' Lungo sarebbe
i8 ATTO
Dirti le mie vicende.
On. ^ ÌL non nien lungo
II narrarti le mie.
Cels. Saper ti basti ,
CK io servo per amor ; che in te ritrovo
Il mio rivai . . . ,
eia. (con amara espressione) Rivalità funesta !
SiU^Come ?
Ceìs. Spiegati . .
eia. Oh Dio ?.. ,
Già legato è il mio cor.
Sih, Nè sciolto è il mio*
Cicf. E non meno d'amor, che di secrete
Legittime catene :
Dunque ...
Cels, Dunque si pensi in qualche modo
Le nozze a frastornar.
Ola, Mece venite (guardando-^
In più segreta parie. Ivi la storia si intorno)
Ti narrerò de' mali miei.
Cels. ^ La nostra
Tu pur sapraic
eia. . ^ Protegga
Scambievole amistà con puro zelo
I nostri affetti.
Sih. Ah ! lo volesse il cielo.
( partono insieme )
SCENA VII L
Camera rustica.
Elisa sedata presso i figli che dormono,
M iei cari figli . . . ah ! voi dormite • . . ignari
{vagheggiandoli^ poi sospirando)
Di vostra sorte... oh quanto è dolee il sonno
PRIMO. 19
Dell'innocenza I ...ei fugge fsHe^/a e si avanza)
Dagii occhi miei : lo risospinge il pianto ,
Lo spaventa il dolor. Già scorse un anno . . .
X-in anno... od Dio ! ... sposo crude! ! ... qual mai,
<Jual da noi ti divide obblio funesto?..*
Quella, oh' è pur tua prole e mia , sovente
Di te mi chiede . . . io madre ... io le rispondo
Con mentito sorriso ... e il pianto ascondo.
Giusto ciel , deh ! più sereno
I miei voti alfin ricevi :
Stringa il padre i figli al seno,
Rieda ornai lo sposo a me.
Sul mio capo, ahi sol, se vuoi,
Sfoga pur gli sdegni tuoi :
Abbian pace i figli almeno ,
Se la madre è in odio a te,
Ah\ se a me riede
L' amato bene ,
Ampia mercede
Quest'alma avrà.
Di tante e tante
Sofferte pene
Un solo istante
Trionferà.
S CEKA IX.
Carlotta affannata^ e delta,
Ccrr. Elisa ... ah! tu non sai... misera amlomLc,
Claudio ...
Elh. Che fu di lui ? ( con ansietà , e timore)
Car. Nulla: egli è sano
Assai più , c4ie non merita.
Eiis. {in gran fretta) Cie dici ?
Come ? perchè ?
m ATTO
Car. Quel Claudio . . . (con enfasi)
Oh perfidia degli uomini!... quel fido (con
ironia e dispetto)
Tuo sviscerato amante. ..(es/tandoperZ'a//ann.)
Elis Xeon somma impaz.ed agitaz )Ebben?prosesui..
Car. A 'una dama straniera
Darà la man di sposo innanzi sera,
ElisJ^h fole ! (non prestandole fede)
Car {con forza) Fole ? il ciel volesse !.. è certo,
Com' io ti vedo.
Elis. (incominciando a turbarsi) Onde il sapesti ?
Car. ^ A caso
Per via parlar ne intesi : io volli allora
Meglio il vero indagarne ; e tanto feci,
Che seppi alfui della novella sposa
Patria , nome, iegnaggio ...
E che . • .
Elis. i^vaciilando) 'Non più... chi misostien?
Car. . Coraggio!
(corre a prendere una sedia y la fa sede-
re ^ e V assiste)
SCENA X.
Claudio in somma fretta ^
Elisa s^'tnuta y e Carlotta.
eia. Oisa !.. .
Car, Oh ciel ! chi vedo mai! qual fronte !
Quale ardir ! via di qua. {con forza a Ola.)
eia, Che avvenne?
Car. (additandogli Elis.) Osserva , . .
Per colpa tua ...
eia. Mia cara Elisa . . . (con tra^
sporto volendosi avvicinare)
Gar, (rabbiosamente ri spingendolo) Indietro...
PRIMO. 21
da. Elisa , anima mia . . . (come sopra}
Car. Se tu la tocchi ,
Maledetto impostor, ti salto agli orchi. {Elis.
incomincia a rinvenire)
-E?is.Ohimè!.. chi veggio?., ed osi ancor? (nconosc.C/.)
eia, Q^al colpa
In me condanni ? io vengo . . .
Elis.{interrompendolo con impeto) A farti giuoco
Delle miserie^ mie . . » lasciami soia . . .
Fuggi, e per Sempre ai sguardi miei t'invola.
Cessa una volta, o barbaro,
Di lacerarmi il seno :
Lascia, che in pace almeno
Io soffra il mio dolor.
eia. Per te finora intrepido
Sfidai la sorte irata :
Ma per soffrirti ingrata,
Cara, non ho valor.
Car. Lasciasti un anno scorrere ;
Poi torni ardito , e franco :
Sei d'altra sposa al fianco,
E parli a lei d' amoi:, (accenn. Elisa)
eia. Ma se . . .
Car. Che mai t'avvenne ? (ini€rro7np.
eia. Il padre . . . con dispetto)
Elis^. Ebben ? (interromp. con impaz.)
eia. Finora
In carcere mi tenne.
Elis. Empio I (con sorpresa, e indignazione)
Car. Tiranno!
Elis. ^ Ed ora?...
eia. M'offre una sposa ...
ear.(interrompend. con enfasi caricata^ E dama!
Elis. Ahi dunque... (sempre ansante)
Già, Essa non m ama . . ,
Cor. Ma tu?...
^ ATTO
eia. D'accordo skmo, ...
Elis. Perchè?...
€la. Perch'io non amo
Idolo mio , che te.
jEUs. e fìa ver ? [con trasporte^"^
Cor. (con sorpresa) Che ascolto mai.
Citi. Tel giurai, {ad Elisei con fermezza^
£lis, {con brio) Son fuor di me.
eia, / Care luci , a me serene
\ Deh ! tornate a scintillar.
Elis. ì Fra le braccia del mio bene {abbracciane
\ Io ritorno a giubilar. dolo)
Car. I Bel veder da tante pene^
\ Due beiralme a respirar !
eia. Mia speme , addio . . . {in aito di partire)
Elis. {trattenendolo) Qiial fretta .'^^
Ca. Furtivo io venni .. . (c, s.)
Car. {corre a prendere i figli) Aspetta...
Elis, Pegni del nostro amore ,
Abbraccia 1 figli almen.
eia. Ah! si .\ . mi balza il core, (ahbrac-^
Mentre vi stringo al sen. ciandoU}
a S Non teme alF aspetto
Di sorte incostante
Chi serba nel petto
Si candida fè.
Che giorno brillante !
Che raro diletto I
Pili tenero istante
Di questo non v'è. {Claudioparte)
pai M o.
SCENA XI,
Carlotta dopo aver chiusa la porta si avanza :
MUsa torna lieta a sedersi presso i figli :
indi Luca e Coro di sgherri,
Car.jL overin , mi dispiace
Di averlo maltrattato, e di aver posta
La mia povera Elisa in tanta pena.
Pur troppo è ver! non manca
Tempo a parlar. Lo dico^ e lo ripeto
Cento volte in un di: ma che? se poi,
Per non tradir le qualità del sesso ,
Cento volte ritorno a far lo stesso? (si sente
Chi batte ? hussare)
Luce Coro Aprite. (di fuori con forza)
Cut. Ah 1 chi sarà ? quai voci
Selvaggie e fiere! ... il cor mi trema... io quasi...
{si sente di bel nuos^o a battere con mag^
gior forza)
Vengo . . . qual prepotenza ? . . •
Luc.{c, 5. e con voce più gagliarda) Olà, ti sbriga:
Vuoi, ch'io la porta atterri?... (Car. opre)
Car.Che vogliono da noi codesti sgherri?
jEIis.eCar.Ah I 0.. . {spaventate)
Lue. e Coro Tacete . . . non temete . . .
E' una cosa . . . un po' gelosa . . .
Ma con garbo, e in buona pace^
Se vi piace - il tutto andrà.
i?Ii5,Car. Qual diritto?
Lue, e Coro Zitto , zitto . . ^
Elis, c Car. Che insolenza ! . . .
Lue. e Coro Con prudenza . . .
Elis. e Car.Che volete ? • . . io chiamo gente . . .
Luce CoroNon temete . . . non è niente . . •
Elis. e Cor. Qual arcano? . . . qual flagello? ...
Che si tenta?... che si fa?
24 ATTO
Zuc. Coro Yia , pian piano . . . via , belbello . . r
Senza far pubblicità.
Lue. Eccoli là . . . prendeteli . • . {accenna i
fanciulli : alcuni sgherri corrono ad
impadronirsene. Luca e gli altri af-
ferrano Elis, e Car. che si oppongono)
Elis, Ah ! figli miei ! . . .
Gar. Che fate ? .
Elis, Qual tratlimento ?
Lue, Andate, (a due sgher-
ri , nelle mani de' quali sono restati
i fanciulli. I due sgherri partono su-
bito, mentre le donne son trattenute
dagli altri )
Elis. e Car. Pietà ...
Lue* e Coro Non v' è pietà.
Elis f e Car, ( Ahi 1 : . . figli miseri ! . . .
l Ah ! no . . . fermate ... (a quelli ,
I Da questa camera che partono)
Yi allontanate... {agli altri ^ che le
Ch'eccesso è questo trattengono)
j . Di crudeltà !
Luce Coro jLa nostra collera
Non provocate ,
Non fate ostacolo...
Non v'arrischiate,
O a voi funesto
[ L'ardir sarà. {Luca , e gli Sgherri
partono)
£Zi5. Carlotta , addio . . . (parte furiosamente)
Car. (volendo tratten.ì Deh! non esporti... aspetta ...
Ah ! voglia il elei, che a qualche strano eccesso
L'impeto non la sproni
Del suo materno amor f non si abbandoni,
(le corre dietro)
PIUMO;.
SCENA XIK
Galleria come sopra*
Sihia f e Celso; indi Claudio ^ e Carlona
Dunque fuor che una fuga, altro ripiego
Per noi non v' è ?
Cels, No , cara.
CZa. Ciel I che mi narri? (agitato a Car. , che
mostrasi del pari affannosa)
Car. 11 ver.
eia. Nèsal?...
Car. Di vista
Io la perdei.
eia. Dunque... (con trasporto)?
Celsk Che avvenne?
eia. Amico.,^
Addio . . . (in alto di retrocedere)^
Cels. Come? {tratt^.nendol<^)
eia. D'indugj
Non è più tempo . . . i figli miei rapiti . . •
Desolata la sposa., . (fuori di 5è , e in atto^
Sih. Ohimè 1 di partire c. sj'
Cels. (trattenendolo c. s.) Ti arresta .
Sih. Ci voleva anche questa !
C/a, Lasciami . . , (tentando di liberarsi)
Cels. Non fia rer ...
Mar. Celso . . . (di dentro)
Cels. (a eia.) Reprimi
Le smanie tue.
Car. Misera lì^lisa l
7k(ar. (e. s. a voce più alla) Ehi . . . Celso , .
Cels.Vensìnm piuttosto...
GUi, (con impazÌ€n€'a) Ebben ? , , .
26 ATTO
Mar. (c. s.) Sei sordo?
Cds. lo credo,
Che vi sarà maniera . . .
eia. Qual mai ? (con impaz. c. s.)
Cels. Soffri per or ; calmati , e spera,
C7a. Folle io son , che t'ascolto: agi* infelici
In cosi rea fortuna (liherandosi da Cels)
L'unica speme è il non averne alcuna, {in
atto di partire: poi si ferma \^eggendo av-
vicinarsi il Marchese)
SCENA XIIL
// Marchese^ e detti, poi Luca , e Co^^o di domestici.
Mar^C^m si borbotta . •. (nelV entrare con forza)
eia. (Ecco il Marchese...) (riman-
gono lutti mortificati^ ed attoniti)
Sih. ... C^^h Dio!...)
ilfar.Qual silenzio improvviso al i^iunger mio ?
{avanzandosi con impeto)
Tu chi sei ? che fai qui? chi t'ha mandato?
Sei di casa, o straniera? (a CarL che retro-
Su via , presto , rispondi... cede spaventata)
Car. Ahi {traendo un gran
sospiro fugge)
Mar. (gli altri rimangono senza moto) Buona sera.
Ma in qual casa son io ? come in un punto
Muti voi di veniste , (sempre in somma collera)
E immobili cosi , che mi sembrate
Tante mummie d'Egitto?
Cels. Il mio rispetto . . .
6ih. Il mio dover . , , (sempre immohili, mortifica-
ti ^ e cogli occhi bassi)
eia. La civiltà, w.
Mar, (con enfasi) Volete ,
PRIMO.
CIi io davvero incominci a far da padre V..;
(con calore a Sih. indi agli altri due)
Da padrone ?, . . da suocero ? . . . smorfietta ^
Parla tu ; che cos hai ? ... no ? . . via v Pasquino,
(prima a Sih, poi a Celso,/
A te... neppur?.. ma tu che fai, Contino?
Qual malanno ti coglie ?
!Si va col capo basso a prender moglie ?
L'ho intesa; tocca a me i
lo scioglierò la lingua a tutti e tre.
Se mi fai più lo stordito : (a Celso)
Io ti mando alla malora ^
E ti do per benservito
Schiaffi e calci in quantità.
Culs. Padron mio, per carità . . . (in alto sup-
Mar, Taci adesso , e fermo là. plichevole)
Figlia rea , se non mi sveli, (a 5i7v.)
Che vuol dir questo raggiro,
Io ti caccio in un ritiro
Senz un' ombra di pie^à.
Silv. Padre mio, per carità... {in atto supplic.^
Mar. Taci adesso , e ferma là. come Gelso)
Quanto a te , mio bel Contino , (sere-
nandosi y ma con un sorrise amaro)
Io ti accuso al Conte padre :
Egli poi dei tuo destino ,
Come yuol j deciderà. '^v
eia. Mio Signor, per carità ... (^wppZ/cTievo-
le , come gli altri due)
Mar, Taci adesso , e fermo là.
(Ho parlato da Marclvese : (m/:^/nfo da.
impaziente fugge : Cels. per tratte--
nerlo gli va dietro ; e Silv. intimo-
rita li segue)
Più resistere non sanno;
E di q^ua non partiranno
Senza, dir la verità.)
s8 ATTO
Dunque.,, oh bella L., ehi... dove sono?
{rivolgendosi f e non reggendoli ^ con
sorpresa, ed impeto li richiama)
Ehi . . . canaglia . . .
Coro Eccoci qua.
Mar, Mancavan questi altri
Per farla compita ...
La bile mi rode . . .
Lo sdegno m* irrita . . .
Coro Ma dica . . . non ode . . .
Xue. Che chiasso è mai questo?
iifar. (Un altro di fianco...) {alluden, aLuc .)
Che grugno molesto ! . . (guard. Lue,)
Or ora V abbranco . . )
Cora Se ha qualche comando . . •
Zéuc, Se posso servirla . . .
Mar, Yi mando , e rimando ... (a tutti)
Volete capirla ?..
Ma parti , ma va. (a Lue. con sommo
Son ci eoo , son sordo... dispetto)
Che razzà importuna!
Son tutti d' accordo
Per farmi crepar.
Lite, e Ei gli occhi straluna : (fra loro)
Coro Non v' è da scherzar, (il Mar. parte
in furia : il Coro si disperde)
. ,^uc. Non si sa con chi Y abbia Eppur non senza
Grave cagion gridato avrà. Gittava
Fuoco dagli occhi. Io non vorrei, che avesse.
Scoperti i nostri intrighi. Un gran rumore
Meneran certamente
Quelle due donnicciuole : e , se le nozze
Non sollecita il Conte , or che si è tanto
Stuzzicato il vespajo ,
Avrem pestata Tacqua nel mortajo. (parte)
PBIMO.
SCENA XIV,
Giardino in casa del Conte.
H àlarchesey indi Elisa infurialao
Mar. Oella strana avventura
lo non £0, che pe^isar : ma in iue sedando
Già si va Taira bile. All' aria aperta,
Fra solitarie piante , oh ! come torna
A respirar, quando agitata è Talma:
Qui non v'è da gridar, qui tutto è calili a/siecfe^
JEUs, (Dove mai, dove trovarlo {agitata senza
afi^ecZersi del Marchese)
Quel crudel , quel traditore?
Ei dal sen mi ha svelto il core,
Ora io voglio il suo strappar.)
Mar. (Chi è costei? perchè si fiera, ^osservan-
Stralunata, e contraffata? doiaj
Che sia forse ossessa, o matta,
Mi dà molto a sospettar.)
Mis. Ahi ti ho colto... ah! prepotente... (con
impeto ^^erso il Marchese)
Mar. Con chi parli?... io non so niente..^
(sbaiorditò)
JEÌis. Voglio farti, a brani, a brani...
fgli si éfvmU^
Mar. Bagattella... giù le mani... (ritirandosi)
EUs, Dammi i figli, o come vetro
Ti sfragello. . . (sempre più incalzandolo)
Mar, Ehi dico, indietro, (sempre
FAis. Io son madre... più ritirandosi J
Mar. ^ lo tei concedo .
Eiis. Tu sei padre...
Mar. ^ Almen lo credo . . .
Eìis. Dammi dùnque i pegni amati.
Mar. Nel cerve! tu gli ha stampati.
5o ATTO
7<ìis. Voglio i figli... invan tu meco (moderanti
lu* arte adopri , e finger tenti : do$i)l
Con queir anime innocenti 1
Perchè usar tal crudeltà? *
Mar, Quali figli?... qual intrico?
E* pazzia? pretesto? o sogno?
Se bisogno - hai d' un amico ,
lo son pronto . . . eccomi qua.
Elis. Deh! alle mie calde lagrime (in atto 5i/p-
Non ti mostrar tiranno, plichevole}
O mi vedrai d'affanno
Appiedi tuoi spirar.
Mar. Ah! tu perdesti il cerebro
In vece dei ragazzi:
All'ospitai dei pazzi
Lo puoi ricuperar.
£lis. E che?. .. m'insulti zncot:!? ... {adirandosi
di bel nuovo f ed investendolo^
Mar^ Eh ! vanne in tua malora . . .
Elis. , Sé pazza io son , vedrai . . . (sempre più
fiera , e in atto d^ afferrarlo)
Mar. Son) cavalier . . . che fai ? ( ritirandosi c. s.J
Elis. { Hò cento furie in seno ,
Ho la ragion smarrita . . .
Con questi artigl} almeno
Mi voglio vendicar.
Mar. \ 0y per tenerti a freno
Chiamo dai s^rvi sita ;
Saprò guarirti appieno
Col farti bastonar.
(i7 Marchese fugge , Elìsa V insegue)
SCENA XV.
Carlotta smaniosa , indi Coro di dómestici,
Car.^ jhi sa mai qual sovrasta
Fatai periglia all' infelice amica!
PRIMO, 5i
Da per tutto io la cerco. Insieme uniti
I suoi giorni fur sempre , e i giorni miei :
S'ella si perde, io vo' perir eoa lei.
Da lei , per cui respiro ,
Oh stelle I io son divisa :
Se non ritrovo Elisa,
Che mai sarà di me?
Coro Chi sei? che vuoi? perchè?...
Perchè così smarrita
Qua, e là tu volgi il piè?
Car. Deh! chi di voi m'addita
U amica mia dov*è?
Coro L- amica?... e chi Io sa?
Cor. Oh Dio ! che crudeltà !
Or tutti io sento
Per mio tormento
Destarsi ^ palpiti
Deir amistà.
Coro Chi può couiprendere
Tal novità ì
Cor, Il CQY tremante
]N^1 fiero istante
Non sa , che piangere
La sua metà.
Coro Chi può com.prendere
Tal novità. {Cari, parte in fretta,
il Coro si disperda)
SCENA xyi.
Galleria come prima.
Il Conte e Luca; indi tutti y ciascuno a suo tempo.
Con. J\oii vorrei, che il Capo-sgherro,
Cwi fidasti i due fanciulli....
Lue. Non temete : ha un cor di ferro
Non si pasce di trastulli,
^ -ATTO
T>i carezze non si appaga ,
Ubbidisce a chi lo p^ga...
f 07%. Zitto un po' . . . {in atto di ascoltare)
Lue. Ch' è mai mocessoì ^egual,)
Con. Qiiiil mai strepito s* as<ioha ?
Lue. hj il Marchese.. (osseì^ando)
a 2 ^ E desso, è desso....
Che qui corre a briglia sciolta.,.
Voglia il Ciel , che non ci rechi
Qualche trista novità,
3Iar. Ah ì {fuggendo spaventato)
Con. Lue. Che fu ?
Mar. Soccorso ... a^uto ... (girando
per la scena senza badare agli altri due)
Chi mi salva?... io son perduto...
Lue. Woi perduto ? (fermandolo)
Con. In qusl maniera?
Mar. Una donna ràbuftata [sempre anelanti
Scarmigliatn . . . indemoniata . . .
Lue. (Fosse Elisa?) (al Con.)
■Con. (Fosse quella?) (a Lue.)
Mar. Era un diavolo in gonnella ...
Occhi, lingua, zampe, artigli,
Sangue, figli - e che so io?...
Chi.Car. Che mai fu? (uscendo da di^^erse parli)
Sil%\Cels. Qual brontoUo ?
Elis. Ti bo raggiunto . . . (ai Mar. in atto d' in-
vestirlo)
Mar. Ah ! sembra ossessa ...
(ritirandosi intimorito)
Conte , è dessa - ohimè J . .
FAis. Tu il Conte?
(sorpresa dello sbaglio preso,
e fiera come prima)
&lìs,KCds.(Oh Ciel! che veggio!)
eia. (OhimèJ la sposa))
Car. (Ohimè ! l'apnea ! )
PRIMO. 33
Tutti (Qual colpo orribile!
Che mai sarà! )
Il Conte p il Marchese, Elisa, Claudio e Carlotta:
e interpolatamente gli altri tre.
Lento , lento , . . in ogni vena . . .
Sento . . il sangue . . a circolar . . .
Gela il labbro... e posso appena...
Tronchi accenti . . . articolar.
Or mi balza il cor nel seno ...
Or s* arresta... incerto., e tardo. e.
Tremo, e sudo... agghiaccio, ed ardo...
E vorrei . . . nè so sperar.
Con. Guai se turbar pretendi, {ad Elisa che
freme , ed è trattenuta da Cari,)
Vii donna , il mio riposo :
(Io ti vorrei, m'intendi, (a Claudio,
che vorrebbe parlare , ed è trattenuto
da Silvia e da Celso)
Più saggio , e men pietoso.)
De' dritti miei geloso
Tutti tremar \farò.
Silv.Ceìs.{lje smanie tue sospendi.) (a Cla,)
Car. ( Soffri per ora in pace.) (ad Elis.)
Con. ( S'intimorì Taudace : {da se <^ersoEli$.)
Più franco or parlerò. )
Qual mai furor ti prese ,
Frenetica villana ?
Scusatela , Marchese • . .
Mar. Purché mi stia lontana.
Con. Se tu non parti subito , (ad Elis,)
L' avrai da far con me.
Elis. Io chiedo . . , {al Con, con impeto)
Con. Eh vanne al diavolo... (inter-
rompendola per timore che non parli)
Mlar. Io non comprendo tin cavolo ... {guar^
dando in faccia or l'uno ^ or V altro) a*
4 ATTO PRIMO.
JLlis. I figli. .. (come èbprxl)
Con, Olà, domestici... {come sopra)
Eìh.Cla. (Stato del mio più barbaro,
Sorte più rea non v'è. j {tìascun da sè)
Car.Sih.^St^to del suo più barbaro ,
CeL Sorte più rea non v' è. )
Coro Eccoci air ubbidienza
. Deli' Eccellenza - vostra.
Con. Prendete quella femmina , (a Jdà.£7is.)
E a forza strascinatela
Subito via di qua. (i servì la circoh-
^ dono f e due d'* essi V afferrano)
Car. ^^rudeli ! ah ! no, lasciatela...
eia. Deh! genitor, deh! placati...
Mar, Anche il Contin si adopera :
E' proprio un bravo giovine ,
E* pien di carità.
Claud. Cari, e Coro delle donne.
Pietà , signor ^ pietà.
Conte j Luca e Coro d^ uomini
Per lei non v' è pietà.
Mar. Eppur mi fa pietà.
Elisa e gli altri a riserva del Conte ^ di Luca ^
e del Coro degli uomini.
Che fiera crudeltà !
Tutti,
Dentro un vortice profondo
Son ravvolti i miei pensieri;
Cosa io tema, o cosa speri,
INo , non posso indovindr.
Ma frattanto e gelo, e palpito,
JC comincio a delirar.
Fmt deir alUf primo*
ATTO SECONDO.
SCENA PRIMA.
Giardino come nell'Atto primo.
Jjuca attorniato dal Coro dei domestici
deW uno e delV altro sesso.
Z/om. Oenti ,[ senti . . .
Don, [ ^ Ascolta , ascolta . . *
JLuc. Piano s piano un po' per volta..,
TJom. Che vuol dir questa faccenda?
Don. Quesl' imbroglio come va ì
Uom. Qui si dice...
Dm. Qui si crede. . .
Uom. Qui si crede...
Don. Q^i si dice . . ,
Uom. Che il Contin , come succede...
Don, Che la femmina infelice .
Uom. Che il Marchese , . .
Don, , ^ Che la spòsa..,
Uom. E in sospetto ...
Don. Non riposa . . .
JLuc. Oh che ammasso di parole!
Tutte ciarle , tutte fole :
Tutto il Cor.Se son false, se son vere,
Presto o tardi si saprà.
Lue. f Ma la vostra in conclu55ion^
I E' una specie d' aggressione :
1 Di si strana impertinenza
J lì padron vi punirà.
Tutto \ Tu del Conte in conclusione
il Coro I Segretario e faccendone;
I Tu aitante in confidenza
^ Ci ^uoi dir la verità, (il Coro $i ritira)
36 ATTO
SCENA II.
Il Conte e Lue a.
Xi/c.ISon v'è tempo da perdere... Opportuno
Voi, signor, qui giungeste. Ormai l'arcano
Incomincia ...
Ccn. Lo so. Cerca d'Elisa: {interrami
Voglio offrirle un partito. pendolo)
Zwc. Vale a dir ?
Con, Ricca dote , e buon marito.
{Luca parte in fretta)
SCENA HI.
Il Conte y indi il Marchese di cattwo umore.
f7o7i.Ecco il Marchese. (dopo a^er osservato)
Mar. (lo non ci vedo chiaro...
{da sèpassegg,, e senz av<^edersi del Conte)
Qui bisogna finirla , . . )
Con, ( Egli è pensoso . . . (e^a-
Rumina,., io non vorrei...) minandolo)
Mar (Tanti accidenti
Mi danno a sospettar...)
Con, ( Per ogni caso
Convien mettersi in guardia. )
Mar. Oh 1 appunto... appunto,..
(scoprendolo y ed accostandoglisi)
Opportuno vi trovo.
€on. Tanto meglio! (^fingendo
Mar.Se meglio , o peggio io poi non so. ilarità)
{sempre turbato ^ ed incerto)
Con. (Senz'altro
YorrJt costui disimpegnarsi... all'erta.)
SECONDO. 37
J/or Bramo di farvi aperta
La mente mia , ma... (con qualche titubanza)
Con. Dite su . . . (c. s.)
Mar. Potreste
Averlo a mal . . , (c. 5.)
Con. , Spiegatevi • • • _ (c. s)
Mar. Voi siete
Un uomo ragionevole ... (c. s )
Co7i. Un gran torto
Voi mi fareste a dubitarne.
Mar. Or dunque... (inco^
Con. Via su, con libertà... niincia^ e poi si arresta)
Mar. Si, con fraochszza eroso-
lo vo* parlarvi . ìutoj
Con. E' quel ch'io cerco.
#War. E voi (c. s.)
Da quanto ascolterete ,
Ciò, ch'io penso di far, conoscerete.
Qui fra voi non veggo testa.
Ch'abbia intero il suo cervello:
Anche il mio cosi bel bello
Incomincia a svaporar.
Finché un poco me ne resta ,
Io mi voglio ritirar.
Con. Dato il caso , e non concesso ,
Ch'ella parli a me sul serio,
(con gravità , e t isentjmentó)
Dico anch'io - che il suo criterio
Incomincia a vacillar.
Ma suppongo al tempo stesso,
Che le piaccia di scherzar.
Mar. Che scherzar? sia persuasa, {scaldandosi)
Che mia figlia in questa casa , , .
Con, Avrà sempre al suo servizio (interrom-
Paggi, ancelle, camerieri... pendolo)
Mar. Mille grazie... (oh che supplizio! ) (impa-
Con. Cuochi, guatteri, staffieri, zitintandosi^
58 ATTO
Mar. Basta , basta ... (c. '
Con. Giardinieri ...
. (sempre troncandogìl ìe parole}
Alar, ^^~^Io m* intendo . . . (si^mpre p^h impazien"
Con. Canlinieri,,. tandosi)
Mar, Ma lasciate ...
Con. lo già colpisca.. ^
Mar, Due parole, e poi finisco:
Voi sapete . .
Con. E chi noi sa ?
(tornando subito ad interromperlo)
Lo san tutti del paes3 ,
Ch'io son Conte, e voi Marchese...
Mar, (Ah! la miccia ancor s'accese...) {dispe-
Con. Che mio figlio, e vostra figlia randosi)
Formeranno una pariglia.
Mar, (Ahi! la febbre ormai mi piglia...)
Con. D'onde poi per discendenza...
Mar. M'hai già rotto la pazienza... (con forza
Con. Sortirà la quinta essenza al Conte)
pura - più matura,
Incorrotta nobiltà.
Mar. Che profluvio! - che diluvio l (con dispetto
Che tempesta di parole! al Conte)
Con. Che uragano! che vesiivioi (al Mar.)
Che cos'ha? dì che si duole?
Mar. (Par che parli a quattro gole;
Se noa tace, io crepo quà)
Con. (Pria di dirmi ciò che vuole,
Soffogato ei resterà.)
Mar. f (Son c ^ u i j-*.
^> V )t?' contaso . • . sbalordito . . »
Con, y (tj
a 2 i Senza Iena... e senza fiato...
Dalla sorte condannato
^ A soffrire , e non parlar.)
Mar. In sostanza il matrimonio... (ansante)
Con. Non temete , si farà.
SECDKD O %^
Anzi io voglio... . (c. 5.)
Innanzi sera.
Che sia sciolta.,., (sempre più ansante)
E già ^isciolta
Qiial si sia difficoltà.
La promessa . (riassumendo le forze)
E ancor Tistessa ,
Nè al dover si mancherà.
Ah ! di peggio non si dà.
inelV eccesso della disperazione)
( Sciìpparmi di gabbia
Vorrebbe il merlotto ,
S* aggira , svokzza
Di sop^a , di sotto ,
M' inseRue , m' incalza ,
M' anni jri , m' assedia ,
Più bella commedia
Di questa non v'è.) ;
(Non altro che rabbia v
lo mastico , e inghiotto ,
M'affoga, m'ammazza,
Son cotto , e stracotto ,
M'afferra , trabalza ,
M'opprime, m'attedia^
Più fiera tragedia
Di questa non y'è.) (partono per
lati opposti)
SGEN A IV.
Sitvià e Celso ^ indi Carlotta.
?elsjt uor che una fuga t Q Silvia ^
Altro scampo non \'è.
>i^^^ Si , ma la nostra
Inutile saria. Fuggendo Claudio,
Dair imenèo funesto ,
Senza mio disonor , libera io resto.
4o ATTO
Non ti basta per or ?
Cels. Sì , cara.
Sil\^. E colile ,
Tosto che annotti , uscir potran dal chiuso
Recinto i fuggitivi ?
Cels. In questa casa
Tutto è venal. D'una secreta porta,
Che mette a vie remote, ecco la chiave,
(si kva di tasca una chiave ,ela mostra a Sih^-
Sih, Onde l'avesti?
Cels. Ad uno,
Ch'ha in custodia il giardin , finsi una mia
Notturna tresca. Io questa
Air amico darò.
Car, Lieta novella
Io VI reco.
Sih. E qual mai ?
Car, Men trista Elisa
Qui meco ritornò : bramoso è il Conte
D'abboccarsi con lei.
Sih, Dille , che poi
Venga nelle mie stanze. Ah! fosse vero,
Che il Conte alfm placato . . .
Ceìs. lo non lo spero.
rar.Ebben , si fug^^irà. Ma i figli . . . (con passione
Cels. ^ V _ I figli
Ove sian custoditi ,
Con arto io scoprirò.
Car. Quei due fanciulli
Io raccomando a voi. [così alV unoy come oli
6i7v. Ma che ? d'Elisa, V altra;
Se r affar non si aggiusta ,
L' orme a seguir tu sei risolta ?
Car. E come
Dividermi da lei? son le nostr alme
Unite si , eh' io ne morrei di pena.
SECONDO, 4£
r(//5.(Che bel core ha costei! )
.Sih. t)* entrambe amica
Esser mi vanto anch'io. fahhracciandola)
Già siamo intese. (nclV ai to di ritirarsi)
Cels, Addio > Carlotta.
Sih. Addio.
{Silvia e Celso partono)
SCENA V.
Carlotta in atto di partire ^ e Coro di giardiniere f
Mìui delie quali dà un m azzetto di fiori a Carlott*a.
^aro Piegano il collo i fiori fnelV atto di sortire)
Al sol che cade : {Cari intanto si com-
piace di ascoltare}
Ma poi risorgeranno ai nuovi albori,
Eicolmo il sen di tremuK- rugiade,
Come riabbiamo noi... di che?.., d'amor.
'Car.Felici voi, cui diè propizio il cielo
Venustà, leggiadria, soave il canto.
Come candido il core:
Ma non vorrei, che vi tradisse Amore.
Ahi d'Amor, se accorte siete, (mentre
le giardiniere la eircondano ,
e le offrono de\fiori)
Non credete - all' arti infide ;
Dolcemente a voi sorride ,
Finché siete in libertà.
Poi se a porvi il Iristarello
Giunge alfin tra le catene,
Ei v'addita a questo e a quello
Per dispregio e vanità.
dCoro Brava, brava! parla bene: (fra lore ap-
E' la pura verità. plaudendola)
Car. S) , mie care . , . ognun lo sa . . .
Lo confessa... e poi che fa?
^ ATTO
Ogn* alma che geme
Fra i laccj tiranni^
Si pasce di speme ,
E tempra gli affanni
Col dolce pensiero ,
Che lieta sarà. (partono)
SCENA VL
Galleria , come sopra.
Elisa accompagnata da due domestici^
indi il Conte.
V
FAis.{l orse pentito è il Conte
Della sua crudeltà : lo sposo , e i figli ,
3enza tremM , forse potrò per sempre
Stringermi al sen. )
Con. Che qui nessun s' avanzi
(ai due domestici che partono)
Sia vostra cura. Elisa , (rivolgendosi a lei con
faccia ridente)
Eccomi a te. Quel tuo sereno ciglio
Mostra , che il cor presago
Hai d'un lieto avvenir,
£lis. Da voi dipende fcon
La mia felicità. modestia y e brio)
Con, Sei mila scudi
In dote io t'offro.
Elis. In dote? (E guai bisogno
fcon sorpresa)
Di dote ha Claudio? Egli vorrà senz'altro
Separarlo da ^è.)
Con, (Pensa.) frìssero andolck)
Elis. (Che importa?)
É^on.Ebben . . . V accetti questa dote?
SECONDO. 45
EUs. e come
Ricusarla potrei ?
Con. (Tutto r amore
In un punto svanì.) (compiacendosene)
Elis. Chi pià felice ,
Chi più lieta di me ?
Con. ( Claudio presente
10 qui vorrei: ma lo saprà. Credea
D'aver trovata un Artemisia! eh pazzo!
L* error conoscerà. )
Elis. ^ Danq\xe,..^consmmQohnoJ
Con. La somma
Ti sborserò. Con quella
Procurar ti potrai tosto un marito
Più, che degno di te.
Elis. Come? e fu questo
{sorpresa p ed in particoLar modo adirata)
11 tuo pensier? Che all'oro
La fede mia sagrificassi? Eh, s'altro
A propormi non hai . . . (coti s^eeménza)
Con Ti lagni a torto
Della proposta mia.
Elis. Proposta infame!
Esci pur di speranza.
Con, Eh I lascia queste
Romanzesche follie. Mal ti lusinghi
D* ottener ciò che brami.
Elis, Odi... (e tei giuro
SuU'onor mio.) Se Claudio ■
Fosse dì me più povero, e ]a sorte
Capricciosa , e volubile mi oftrisse
K talamo d'un Re, sempre mendica
Restar saprei, ma colla fede ajtitica.
Se un istante aìF offerta d'yii soglio
Vacillasse il mio genio J)rimiero,
lo sarei, per si basso pensiero.
Più, eh' agU altri, a me stessa in orror.
44 ^ ATTO
Con. Ch'io deponga il mio nobile orgoglio^
Mal ti affidi all'incauta speranza:
Più fai pompa d'invitta costanza,
Più s' accresce il mio giusto rigor.
EUs. Dì natura io le leggi rispetto,
Tu sei schiavo d' un falso splendor.
Con. Tu sei schiava d*un debole affetto,
Mentre io servo alle leggi d*onor.
Elis. Ya . . . Senti ... ah ! pietà . . .
Non prego per me ...
Ma i figli. .a oh dolor!... (con molta
Ma i figli... ah I perchè espressione)
Chi colpa non ha
Condanni a soffrir? (in aria supplich.)
Cxm. Deh!... Taci... (Ah! perchè
Mi palpita il cor ? (da se , senten*-
dosi commovere , mentre Elisa lo
va pregando)
Molesta pietà ...
Che brami da me? . . .
Ch'io ceda?., non già,..
Piuttosto morir.)
Con. Non odo querele... {scuotendosi)
Elis. Minaccie non temo . . . (ritornando
Con. Insana I mllo stato di prima)
Elis. Crudele !
Con. Vedremo ...
Elis. Vedremo ...
La giusta del Cielo (i'wno alV altra
Vendetta tremenda con forza)
La pace ti renda ,
Ch*io godo per te. (partono per lati
ópposii)
a 2
SECONDa
SCENA VII.
Celso , e Luca.-
unque intesi noi slam.
Lue.
Seimila scudi
Cels.
Lue.
In dote avrai : due mila
Saran per me.
Benissimo !
(fingendo)
I fanciulli
Già ti dissi , ove so 0^0.
Cels,
( E questo appunt®
Mi premea dì saper. )
Lue,
Se ricusasse
Costei d* averti per marito , allora -
In un legno di posta
La caccieremo a forza; e tu coi figli
Teco la condurrai dove ti piace :
Imparerà col tempo a darsi pace.
Cels. Ottimamente ! {eome^opra)
Lue, Addio. (congedandolo)
(Lue, frattanto è in atto di pensare)
Questo sarà per favorir T amico ,
Se la fuga imminente andasse in fallo.) (parte)
Xuc.Ora siamo a cavallo :
Il Marchese però mi dà non poco
Da sospettar ... se mai da solo a solo
Gol Contino ei s'abbocca,
Guai!... giudizio... a me tocca
Esplorar ciò che avviene , e farne a tempo
Il padron consapevole. A' miei pari ,
Quando si tratta di buscar denari ,
Il vegliar non rincresce :
Chi vuol troppo 4ormir, non piglia pesce.
Cels,
( Perfido ! un mezzo
(parte)
46 ATTO
SCENA VITI.
Giardino come sopra, in tempo di notte.
JEÌisay Carlotta e Claudio , che si avanzano tiniO"
rosi e guardinghi. Indi il Marchese y finalmente,
il Conte p e sgherri con lumi.
Elis. jÈS^.d ogni fronda... che muova il vento,
11 piè vacilla , gelar mi sento
Di tema il cor.
Car. Ad ogni passo., mi volgo indietro.
Smarrita è Talma per questo tetro
JNotturno orror.
eia. Ad ogni moto... disastri aspetto,
Tu sola, o cara , tu sei T oggetto
Del mio timor.
Sia tardi , o notte amica ,
Che torni a noi 1' aurora :
Cortese , a chi t' implora ,
Concedi il tuo favor. (s' incam-
minano di bel nuovo ^ ma lentamente)
Mar. Propriamente ad ogni bestia {gli altri tre '
si fermano in attitudine cV ascoltare)
Questa casa è famigliare :
Ci mancavan le zanzare
Per non farmi riposar.
a 5 Parmi udir ... (soffermandosi)
Mar. ( . . Veder mi sembra.
{osservando)
a 3 Nuovo affanno il sen m'ingombra...
Mar. Non distini^uo... è un corpo? è un'ombra
a 3 E un error di fantasia...
Mar. Fosse mai qualche scimiotto . . .
Chiotto , chiotto - ip torno
a 3 Zitti , zitti . . . . andiamo *
SECONDO. 47
a 4 Leggiermente . . .
(Con, Fermi là. (sorprem , e si-
a ò lenzio generale)
Elìs. f (Ah... di quel ciglio al lampo...
eia.
e
Car.
Di quella voce A tuono ,
Speme non v'è di scampo,
Di grazia , o di perdono . . .
D* affanno .. . a lenti palpiti
Mancando il cor mi va. )
Con. > (Ogni sguardo è un lampo...
'ì \^ suo ^ ^
e H I
MarA È la "'^^ \oce un tuono...
« ^ sua
Per lor non v* è più scampo ,
Per lor non v*è perdono...
Sospeso in aria è il fulmine ,
Che sovra i rei cadrà )
Con. Che sian divisi . . . {agli sgherri che esegui"
scono non senza contrasto)
Elis. Ah ! barbari ...
i Claudio!... {dimandando ajuto)
( la. Mio ben ! .. . {volendosi opporre)
Elis. (agli sgherri) Lasciatemi...
Con. Invan lo speri .. . {ad Elisa)
■Car. Oh pena ! . . .
Mar. Alfm la cosa è chiara . . . _j(aZ Con.)
Con, Andiam (ad Elisa)
War,Car, Crudel 1 . . . f verso il Con,)
EUs. Mi svèna... (almedes.)
Con, Taci ... (ad Elisa)
eia. Ma padre... (con impeto)
Cpn. Impara (a Cla.)
\ A rispettarmi ...
l^lis. Ahi dove i
I Mi conducete ! —
Con. A piangere
I La tua temerità.
4-8 " ATTO-
C/a, Tu metti a dure prove
La mia docili là.
Con. Punir saprò l'audace.
£lis. I)i me che mai sarà?
Mar.Car. Di lei che mai sarà^?
(al pacìr^),
Con. f L'orgoglio feroce
Mi lacera il seno ;
Ne ascolto la voce ,
tChe air ira m' accende :>
Capace di freno
Quest'alma non è.
Le Furie tremende
Son tutte con me.
Gli altri i ^L'orgoglio feroce
Gli lacera il seno ;
Ne ascolta la voce ,
Ghe air ira Faccende:
Capace di freno
Quell'alma non è.
Le Furie tremenda?
Ha tutte con sè. {Elisa è condotta*
via dagli sgherri: tutti gli altri
partono in confusione)
S G E N A IK
Celso con un lanternino^ poi Claudio di ritorrm^
indi Carlotta.
CeJ5.daudio... Claudio... tu ascolta...
{chiamandolo sotto voce)
eia. Ah ! chi sa quale
(a Celso tornando indietro)
Fia d'Elisa W destin? Sperai foss^ndo. . .
SECONDO. 49
(Jels.Tacìj non ti Ugnar. Non sempre è male
Ciò, che male a noi sembra. E figli, e sposa
ló riporrò fra le tue braccia.
eia. Eh come ?
Cels.A qtiel birbon di Luca ^
Finsi, che accetterei là man d* Elisa, :
Per iscoprir ...
Cor, Deh ! voi mi dite . . . {ansante)
Cels, Appunto
Tu qui giungi a proposito. T'affretta (a Cari.)
Al tuo rustico albergo, e là m'aspetta.
rar.Ma...
eia. Dimmi . . .
CeW: E tu la segui. I miei disegni f aCla,}
1/ effetto mostrerà. Da questa us<pite
Casa fatai , pria eh* altro avvenga.
Car. ^ ' ' Andiamo:
(a Cla. \pr^ììdenàolo per mano)
Celso sa quel che fa. Coraggio!
eia. In preda
A sì fiere procelle
Speme non ho di ritrovar più lido.
Siete voi le mie stelle : (aìL^ uno , e alV altra)
Dunque a voi m'abbandono, a voi m'affido.
(Cla. parte con Cari.)
SCENA X. .„^^..
Luca parimenti con un lanternino ^ e f^l^
che in atto di paftir^ \è richiamato dà luL "
iuc.Ehi... Celso!'.? '
Ceis. Ebben?
L^c. ^ Poco niancò, che il nostro
Contratto, andasse yuoto ; e se non era.
La vigilanza mia:.,, .-.jj ^r^g
5o ATTO
Cels. Bravo! e che avvenne (fin-
D' Elisa? gendo)
Lue. Ecco le chiavi
(gli dà un mazzo di chiavi)
Del sotterraneo, ov' ella è chiusa: osserva '
I numeri alle porte
Corrispondenti.
Cels. E i due fanciulli ?
Jjuc. ai Trinca
Reca questo^ e gli avrai. Nella futura (porgen-
Fotte ... dogli un foglio)
Cels. Ma tu meco sarai?
Xwc. Di vista
Tener deggio il Marchese, e del Contino
L'orme spiar: ma quanto
D'uopo ti fia, se mai colei menasse
Molto rumor , non mancherà. Scommetto ,
Che ben tosto d' affetto
Colei si cambierà , cambiando loco, (parte)
Cels»( Anirna rea ! tu il c^^mbierai fra poco. )
(seguendolo.
SCENA XL
Incomincia a farsi giorno.
Coro di Domestici , e Giardiniere.
Parte del coro Udiste , udiste ?
Oh che scompiglio!
jélira parte Che voci miste
Di rabbia , e duolo !
Prima parte Gridava il padre ,
Gridava il figlio.
Seconda parte Mai non udivasi
Gridare un solo.
Tutti La cosa in genere
Si è già capita:
SECONDO. Si
% Come poi l'abbiano
Tra lor finita,
E' assai difficile
L'indovinar. (partono)
SCENA XIL
Camera rustica in casa di Carlotta.
Claudio y e Carlotta:
indi Celso co^ fanciulli per mano,
eia. A h ! Carlotta, ah 1 chi sa? Luca è più sealtrOj
Che tu non pensi.
Car. E' ignota a lui la vostra
Amicizia con Celso, e un vero servo^
Qual per amor si finge , egli lo crede.
Troppo , scusate , in voi la tema eccede.
tCeZs .Eccomi a te.
eia. Pegni adorati ... oh come , fa5-
hracciandoli , e haciandoli)
Mentre io torno a vedervi , in ogni vena
Mi brilla il sangue !
Car, {facendo lo stesso) Oh cari ! . . .
So , che dir mi volete . . . anche la mamma
Ritornerà, (mentre Cla. e Cels. parlano fra loro)
Cels. Da Luca {Cor. porge orecchio al dis--
corso)
Non hai pia , che temer. Sotto un pretesto
Io dolcemente innanzi
Al giudice lo trassi. Ei là rimase
Ove attendono i rei de' lor delitti
La dovuta mercè.
Car. Cosi restato
Ci fosse un arino fa !
Cla. {a Celt) Ma il padre ?. . .
52
Cels.
ATTO
11 padre
Arrendersi dovrà. Tutto al Marchese
Già confidai : s inteneri , promise
impegnarsi per te.
Siete contento ?
Che bramate dì più?
Son fuor di me. Questi innocenti, a cui (^ad-
dit arido i figli)
Vieta Tetà d'esservi grati, un giorno
Sapran da me con meraviglia i vostri
Pietosi ofFicj . . . Oh casta Dea ! . . . d'amore
Protettrice amistà ! . . . tu fosti , e sei
Nelle sventure estreme
De' tristi giorni miei - conforto , e speme.
Ah ! se posso ai figli ancora
Ricordar , che padre io sono ,
Tutto io deggio un sì bel dono
AI favor delF amistà.
Per gioja insolita
10 vengo meno :
r dplci palpiti
Di questo seno
11 labbro attonito
Spiegar non sa.
Io gioisco?'... Elisa intanto
Forse.. . oh Dio ^., si scioglie in pianto.».
Deh ! perdona, o bella Dea,
Quest'idea - languir mi fa.
Finché al fianco io non mi veggia
La mia sposa sventurata,
Non dirò , che sia placata
Del destin la crudeltà, (parte e seco lui
eia.
Celso . . . Carlotta . . .
tutti)
SP-ICONDO. m
SCENA X 1 IL
Sotterraneo in casa del Conte.
£tisa sola: indi tutti ^ ciascuno a suo tempo,
iBZ/s C^uesto , questo è soffrir! ... divisa a forza
Da chi felici i giorni miei rendea...
In sembianza di rea
Qui sep^.'lt'i . . . e perchè?... perchè fortuna
Mi fe' nascer mendica , e in rozza cuna.
eia. Elisa ... {affannato)
Elis.( sorpresa'' Oh ciel ! ... figli ... consorte ... amica...
Voi qui ? che fu ?
eia A sempre con affanno) Tutto s^^prai... mi ser^,ul
jE/is.Non esporti per me... (dopo a^er ahhrac--
ciati i figli e Carlotta)
Car. Di che paventi?
Sih.Si^m tutti in tua difesa, (tutti le si affollano
intorno)
Mar. Ed io vi sono,
Ch'oggi valgo per mille. ^
Cels, .... E già di tutto
La Giustizia informata.
Mar, Il signor Conte
L' avrà da far con me.
Con. Qual tradimento?
(entrando in furia)
iJ/ar.Ehi , dico . . con le buone . . . (al Con.)
Con. Celso ... (volendo rammemorargli il contratto)
Mar. F un uomo d' onor. (interrompendolo)
Con. Luca (cercando
^ di lui
Mar/ E in prigione:
(coìm mpra)
Dove ancora per voi, se fate chiasso, .
Si prepara una camera decente.
54 ATTO
Con.Eh, giuro al Ciel.,. (minacciando)
Mar. Non fate il prepotente.
{opponendosi)
Con. La Contea di gìuocarmi io son capace, (con
forza)
Mar, Ed io mi giuoco il Marchesato, (egualmen.y
JElis. Ah ! pace . . ,
(frapponendosi)
Pace fra voi. Calma, signor, per poco (alCon,)
Lo sdegno tuo: poi mi condanna. Io Claudio
Vidi . . . ei mi vide ; e il nostro alterno foco
Opra fu d' un istante. I gradi Amore
Di ricchezza , o di stirpe
Confonde a suo piacer. Se non ragione ,
Merito almen pietà del fallo mio :
Tutti meco son rei , se rea son io.
A chi parlo?... che pretendo?... (agitata)
Tu mi guardi, e non rispondi...
Già ti spieghi assai tactìndo...
Che vuoi dirmi, oh Dio! già so.
Le più crude alme feroci
Muove alfìn T altrui sventura ^
Ogni legge di natura ^
Per me sola il Ciel cangiò.
Mlar* Ha ragion. (al Con) \
Con, Vossignoria (al Mar. in aria
Che farebbe nel mio caso? sardonica)
Mar. Qui ci vuol filosofia ;
lo sarei già persuaso.
Sih. Dunque . . . (jinginocch. dinanzi al Mar)
Cels.. Il caso . . . (egualm. esitando ,
e tremando così Vana come V altro)
a 2 II caso stesso . . .
Mar. Come ? fco7i sorpresa , e dubbiezza)
Con. ^ Oh bella ! {ridend. della nosntà)
a 2 In noi si dà.
SECONDO. 55
Mar. Figlia rea!
Con. Filosofia ... (al Mar. deriderti
Me la godo m verità. dolo)
Mar. Tu, vii servo... oh qua! eccesso!...
Cla.CarJÉA fu servo per amore, (al Mar. accen-
nando Cels.)
Mar. Su., che ardir! (facendo loro cenno ^
cìie si alzino)
eia, e Car. Pietà... (%'olendo inter^
cedere per Sih, e Cels.}
Con. (facendo V opposto) Rigore...
Mar, Si . . rigore . . .
Sih.eCels. Ahi! qual affanno?
Mar. Ho deciso ... e vi condanno
A sposarvi, e a star con tte. (dopa
a^^erli tenuti alquanto sospesi)
Con. Imbecille ! (al Mar. con forza)
Mar. A chi ? (con sommo risent.)
fLlis. Cessate . . .
Speme , oh dio 1 , per me non v' è.
Se rendi al figlio amato (al Conte)
11 tuo paterno affetto,
Nel povero mio stata
Sarò felice ancor.
Con. (Vacilla il mio rigor.) (incomincia
Gli altri e Coro. <^ ^ommo.ersi)
Ah ! mi si spezza il cor.
£lis. Addio ... (si congeda con espressione ^
e s'incammina piangendo)
eia. Che fier cimento!
Con. Ah ! no . . • trionfi Amor, (ferman-
dola^ e rendendola all0 sposo ^
insieme ai figli)
56 ATTO SECONDO.
Elis. Trionfi Amor?... che sento! (fuori di
per V improvvisa gioja. Meraviglia ^
tripudio generale, e pausa)
Elis. Figli . . sposo . . io reggo appena . . .
(/ro .sportata ed ansante di gioja)
Qual passaggio !.. e fia ciò ver ?
Dall' eccesso della pena
Ali* eccesso del piacer.
Se provale... s'io potessi
Palesanti i sensi miei ,
Per dolcezza io vi farei
Quasi r alma in seu mancar.
Coro.
Or che p^^^a alfin tu sei ,
Si ri t uni a giubilar.
Fin:' del Melodramma